“Libertà… e scusate se è poco”

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Incredibilmente nel 2020 non è ancora possibile esprimere le proprie idee senza il rischio che qualcuno ti tagli la testa

Nel 2020 esiste ancora la censura imposta da altri, sembra incredibile. Arrivati ormai nel XXI secolo, l’unica forma di censura ammissibile dovrebbe essere quella autoimposta, ovvero il nostro stesso senso critico e della misura dovrebbe farci capire cosa sia possibile dire oppure non dire. Invece no. La censura arriva ancora da altri, ed anche in forme estreme ed irreversibili. E ci lascia stupiti il fatto che l’ultimo caso arrivi proprio da quella nazione che riassume nelle parole Liberté, Égalité. Fraternité il suo motto, ovvero la Francia.

Senza girarci troppo attorno, tutti voi saprete cosa è accaduto alcuni giorni fa. Lo scorso venerdì 23 ottobre, il professor Samuel Paty, insegnante di Storia alle scuole medie, è stato decapitato a Conflans-Sainte-Honorine, una banlieu parigina, dopo aver mostrato in classe alcune vignette satiriche di Charlie Hebdo inerenti Maometto. La lezione era per l’appunto incentrata sulla libertà d’espressione, ma più uno sembrava non aver gradito entrambe. Fra questi, un fondamentalista ceceno 18enne, Abdoullakh Abuyezidvich Anzorov, autore materiale dell’uccisione del docente e lui stesso ucciso dalla polizia dopo aver assassinato il professore. Il ceceno, nella stessa giornata di venerdì dopo aver appreso del tema della lezione, aveva iniziato a chiedere informazioni sulla persona del professore, così da poterlo più facilmente individuare e colpire.

È subito scattata la solidarietà del popolo francese, non nuovo ad eventi del genere come quelli di Charlie Hebdo e del Bataclan del 2015, il quale è sceso in piazza domenica 18 ottobre in una manifestazione organizzata dallo stesso giornale satirico del quale il professore aveva mostrato le vignette.

Chi scrive questo articoli è credente, forse non più come un tempo, ma ancora lo è, per tanti motivi personali che non sto qui a discernere. Chi scrive è anche però un grande amante del black humour su tutti i temi ed è da sempre fortemente convinto che nessuna forma di black humour possa essere in alcun modo censurata da nessuno. Se qualcuno poi si sentisse offeso da un meme un po’ ardito, potrà agire per vie legali.

Si diceva e si dice ancora Scherza coi fanti, ma non con i santi. Siamo sicuri che nel 2020 si possa ancora applicare un detto del genere, ovvero che non sia possibile effettuare dell’ironia su qualsiasi tema, dalla morte alla religione passando per la malattia? Siamo veramente ancora così suscettibili? La cosa poi che mi fa ancor più riflettere è che molti fanno del black humour su determinati temi, mentre su alcune cose, secondo loro oggetto di maggiore sensibilità, si atteggiano da censori peggio di Catone.

In questo caso, la religione e l’ironia su di essa continuano ad essere un tema di forte attenzione da parte dell’opinione pubblica. Mi domando: un qualcosa di cui però non è dimostrabile l’esistenza e la cui fede è lasciata alla singola sensibilità può davvero non essere oggetto di satira? Può poi una qualsiasi religione, solitamente veicolo di pace, punire con la morte o la pubblica condanna colui che effettua ironia su di essa? In tutti e due i casi io rispondo no, perché, semplicemente, la libertà di pensiero dell’uomo non può essere sovrastata da una fede personale, collegata a delle divinità a cui tutti sono liberi di credere oppure no.

Questa cosa non è semplice espressione di proprie idee o possibilità di dire come la si pensa. Questa io la chiamo Libertà… e scusate se è poco.