Prendete e mangiatene tutti, questi sono i nostri avanzi

139

Il virus comunemente chiamato Covid-19 e le misure, più o meno efficaci, per contrastarne la diffusione hanno messo in difficoltà chi stava già pagando le conseguenze della crisi precedente: tra cui precari, lavoratori a nero o con contratti a tempo determinato, chi un lavoro non ce l’aveva.

Mentre il Governo discute su come usare le risorse europee o da dove reperire i soldi per la spesa pubblica, veri eroi italiani prendono in mano la situazione.

Un esempio, e che esempio, il rapper Fedez, che recentemente con la moglie Ferragni ha ricevuto tale “Ambrogino d’oro”. Fedez ha ricevuto pagamenti da spettatori che lo seguivano in diretta su una famosa piattaforma, il cantante ha deciso, generosamente, di donare questi soldi e di far scegliere al suo pubblico 5 riceventi. 5 persone in difficolta hanno ricevuto 1000 euro a testa: un rider, un artista di strada, un senza tetto, un volontario della Croce Rossa ed un cameriere. Un nobile gesto di una persona che ha organizzato molte iniziative negli ultimi 10 mesi.

Il collettivo Deliverance Milano, l’organizzazione dei rider milanesi ha così commentato: “A questo punto però una domanda sorge spontanea, perché nessuna celebrity non si espone mai su topic di natura economica come lotta all’evasione fiscale, trasparenza bancaria, tassazione dei capitali immobili? In effetti ci assale il dubbio, che tra una campagna social e l’altra, nessuno intenda veramente aiutare i rider e nemmeno sensibilizzare su altre categorie ma fare washing su tematiche sociali che non possono essere affrontate in maniera superficiale con “iniziative estemporanee” mentre vengono spettacolarizzate da chi poi si ripulisce l’immagine e costruisce la propria reputazione da privilegiato “sinceramente democratico” guadagnando intanto sempre di più rispetto a quanto “dona” o fa donare. Noi rifiutiamo questi meccanismi di gamification, la beneficenza in Lamborghini. Crediamo che la risposta a questa recessione non possa arrivare dagli stessi attori che si ergono a promotori di iniziative avvilenti che esprimono concetti effimeri di redistribuzione. Il Welfare State non è la lotteria di Capodanno, la bustarella regalata a Natale o la previdenza privata. Questi accomodamenti rappresentano mere soluzioni di facciata o peggio l’ennesima occasione di guadagno per pochi a scapito di molti. Ridistribuiamo la ricchezza, si tassino i redditi con un’aliquota proporzionale che vada dal 23% al 70% per gli ultraricchi, come hanno proposto Bernie Sanders e Alexandria Ocatio-Cortez negli Stati Uniti, tassiamo i capitali improduttivi per la collettività con una patrimoniale, rendite immobiliari e finanziarie, come diceva Luigi Einaudi. LA CRISI LA PAGHINO I RICCHI: STOP SOCIAL WASHING! Volete aiutare i rider? Quando scioperiamo, boicottate il servizio. Volete aiutare i poveri di questo Paese? Tassiamo i ricchi e patrimoniale subito!

E c’abbiamo pure provato a parlare di patrimoniale e di riforma dell’IRPEF in questa situazione di emergenza. Immediato il rigurgito del cuore caldo del Paese.

Sebbene i dati del Mef recitano “Il 44% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 50% dei contribuenti, che dichiara il 56% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 6% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 40% dell’Irpef totale; oltre 10,2 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero”. Quasi un contribuente su due “versa” poco o nulla, esso dichiara somme che, anche dovessero essere sommate a valori catastali di immobili, difficilmente permetterebbero l’accumulo di un patrimonio sopra il mezzo milione da cui partirebbe la patrimoniale. Eppure l’opinione pubblica ha un particolare fetish per chi promette il taglio delle tasse.

Eh ma con la patrimoniale tassiamo di nuovo ricchezze che sono già state tassate”; può anche essere, se l’economia sommersa italiana (nel 2017) vale circa 195 miliardi di euro, pari al 12,5% del Pil nazionale, è un rischio che si può correre. Per numeri così grandi di sommerso quindi di nero e evasione, la soluzione non è sicuramente il cashback di Natale, che sicuramente non lascerà all’italiano l’abitudine e la semplicità della moneta elettronica. Quante file avremmo evitato al supermercato, tra le altre cose. “Signora che ha 20 centesimi” “Eh, mo ci guardo” e via a biastimare.

Da anni ci si ripete che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, filastrocca che suona bene, che bene esprime l’inefficienza del sistema economico.

La cosa su cui ci dovremmo interrogare, al di là della bontà del gesto di Fedez o dei tanti come lui che noi non mettiamo assolutamente in dubbio, è il bisogno di fare beneficenza, mischiato alla costante critica allo Stato, la facilità con cui partecipiamo alle raccolte di fondazioni tipo Airc e Telethon e ignoriamo che le tasse finanziano la ricerca. Il problema non sono i filantropi che giocano o che sentono il bisogno di restituire alcune delle loro fortune, è lo Stato che dovrebbe impedirne l’accumulo in certe quantità.