Trenino va (?), entro il 2026 però

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Mancano 5 anni alla scadenza utile per poter utilizzare i fondi europei per la FCU. Dopodiché i soldi torneranno all’Europa

PERUGIA – 25 maggio 2021 – C’era una volta una ferrovia. No, non è né l’inizio di una favola né il prologo di un film di Pietro Germi. Piuttosto è, invece, l’incipit di un incubo; sì, un maledetto incubo che debbono vivere tutti coloro che per le più disparate necessità debbono recarsi da Terni, Acquasparta, Montecastrilli, Massa Martana ecc. ecc. a Perugia o in altre località poste nel nord dell’Umbria. Anche viceversa però. Un incubo che ha una data di inizio assai precisa, ovvero il 13 settembre 2017. Stiamo ovviamente parlando della nota vicenda F.C.U., il cui fermo obbliga i pendolari all’utilizzo del trasporto pubblico su gomma.

Un po’ di storia… Inaugurata “a tratti” fra il 1886 ed il 1920, la Ferrovia Centrale Umbra era la forma più comoda ed agevole per potersi comodamente spostare fra i due capoluoghi di provincia della nostra regione. Non il massimo della modernità come linea e ciò è ben comprensibile dall’utilizzo, tutt’oggi, di motrici a diesel per il trasporto passeggeri (le storiche FCU ALn 776) in quanto la linea non è totalmente elettrificata. E questo è uno dei lavori previsti per l’ammodernamento della linea, oggi quasi del tutto ferma. Dopo lo stop totale del 13 settembre 2017, infatti, ad oggi risulta attiva solo la tratta Città di Castello – Perugia Ponte San Giovanni, ripristinata dal 25 ottobre 2018 con i treni che viaggiano alla folle velocità massimo di 50 km/h.

… e fatti recenti Proprio oggi, sul Corriere di Arezzo, è uscita una interessante intervista a Marco Casucci, esponente leghista e vice-presidente del Consiglio Regionale Toscano. Sì, sebbene si chiami Ferrovia Centrale Umbra, anche i nostri amici confinanti entrano in questa storia, in quanto (anche se solo per 4 km) la tratta ferroviaria transita anche in Toscana, terminando a Sansepolcro. Casucci spiega molto chiaramente che i 118 milioni messi a disposizione per riattivare totalmente la tratta Terni – Sansepolcro dovranno essere utilizzati pienamente entro il 2026, pena la restituzione della somma a chi l’ha stanziata, ovvero l’Europa. In soldoni, la F.C.U. dovrà essere pronta col fiocco fra massimo cinque anni. Non è poi detto che questi soldi bastino, in quanto di lavori da fare ce ne sono tanti e potrebbe quindi servire altro denaro proveniente da Roma. Ricordiamo infatti che i treni sono fermi in quanto la Ferrovia non rispetta gli standard minimi di sicurezza necessari per il suo funzionamento. Casucci si dice però speranzoso e guarda già verso un futuro prolungamento da Sansepolcro ad Arezzo. Mah.

Lavoro, Studio, Turismo Queste sono di certo le tre priorità fondamentali che alimentano il senso di esistere della Ferrovia Centrale Umbra. La direttrice rappresentava un mezzo sicuro per poter attraversare la nostra regione consci di impiegare un tempo minore rispetto alla S.S. 3 Bis e potendo evitare eventuali code. Senza dimenticare poi i soldi risparmiati per il pieno di carburante. Alle necessità di lavoro e studio si aggiunge poi il turismo. Un turista in visita in Umbria non dotato di mezzi propri, come può pensare di godere delle bellezze della nostra regione se per doversi recare oggi da Terni a Città di Castello deve fare i salti mortali? E intanto le tele del Burri aspettano e altri pensano all’alta velocità ad Orte, quando in casa nostra manca proprio la velocità in sé e per sé.

Nicolò Sperandei