“Spendi spandi effendi”

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Arriva il cashback e con esso anche le prime critiche ed i primi problemi. Per una volta apprezziamo quello che fa lo Stato

Da ieri, 8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, lo Stato Italiano ha la lanciato un qualcosa di divertente, il quale andrà poi ad unirsi con un’altra cosa altrettanto divertente (la lotteria degli scontrini). Stiamo parlando dell’operazione cashback, ovvero: per spese effettuate con pagamenti elettronici in negozi fisici e/o presso attività fisiche, lo Stato restituisce a colui che le effettua una percentuale di queste spese.

Non stiamo ovviamente qui a dare tutti i dettagli dell’operazione. Diciamo solo che la prima fase è partita ieri e durerà sino al 31 dicembre con l’extra cashback di Natale: di fronte ad un minimo di 10 acquisti (con importo minimo di 1€ per ognuno), lo Stato restituirà, direttamente sul conto corrente, il 10% dell’importo totale speso, sino ad un massimo di 150€ restituiti.

Sono subito piovute le prime critiche addosso a questo progetto. Si è trattato innanzitutto di motivazioni inerenti la sua funzionalità in quanto, fra il 6 ed il 7 dicembre, l’App IO, attraverso la quale iscriversi al cashback è andata più volte in crash, generando non pochi malumori. È sì vero che per fare certi progetti occorrono determinati server, ma è anche vero che nessuno avrebbe mai previsto circa 6.000.000 milioni di download con 6.000 accessi al secondo. Avessero fatto tutti così con Immuni.

Le critiche successive sono poi, ovviamente, arrivate per motivazioni inerenti la privacy. Questi i commenti “medi”:

Aaaaaaaah, è fatto tutto per tracciarci! Lo Stato non ti dà mai niente per niente! Vogliono sapere quello che compriamo! Vogliono sapere le nostre abitudini!1 AAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

Ora, è inutile farlo, ma va fatto. Ogni secondo, di ogni ora, di ogni giorno… noi condividiamo le nostre informazioni inerenti posizione, consumi, acquisti, preferenze con dei provider privati. Io stesso, attraverso Maps, posso sapere quali siano stati gli spostamenti effettuati da me non uno, ma ben due anni fa (sabato 8 dicembre 2018). E non ho alcun problema nel far sapere a Google che quel giorno andai a vedere una partita di calcio.

Ora (bis), se facciamo sapere a Google, Facebook, Instagram, Twitter, Amazon ecc. ecc., quali sono le nostre preferenze, perché lo Stato Italiano non dovrebbe conoscerle? Trattasi poi di una pura supposizione, in quanto la privacy dei nostri acquisti verrebbe totalmente rispettata. E no, mi dispiace dirvelo, questa volta non ci sono dietro i poterti forti. Sono solo le “capocce” di alcune persone che dentro, e non dietro, non hanno nulla.

Buono Shopping Natalizio!