Samuele Biribicchi, il bardasso del liscio: “Senza serate è stata dura, ma ho riscoperto la famiglia”

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Una lunga e piacevole conversazione, quella con il “bardasso del liscio”, che ha toccato anche la sfera privata oltre a quella professionale

ALVIANO – 24 giugno 2021 – Deciso, grintoso, coinvolgente. Sono tre aggettivi che descrivono molto bene il protagonista dell’intervista di oggi. Stiamo parlando di colui che, nelle nostre zone, è da tutti conosciuto come il “bardasso del liscio”: Samuele Biribicchi. Classe 1981, a breve compirà 40 anni, originario di Alviano, oggi è sposato con Pamela e da lei ha avuto due figli, Ginevra e Francesco. Con la fisarmonica in mano dall’età di 6 anni, calca le piazze fra Marche, Umbria e Lazio dal 1995, sempre come solista. Da tutti si fa subito ricordare per come riesce a portare avanti ottimamente le proprie serate pur essendo un “uomo solo al comando”. Un one-man-show, in pratica. Abbiamo deciso di intervistarlo in merito allo stop del mondo della musica da ballo, alla ripresa delle sagre e sul come la mancanza di serate abbia influito su di lui.

Biribicchi mentre canta

Quanto ha sofferto il settore del liscio e della musica da ballo nell’ultimo anno e mezzo? Siete stati, secondo te, adeguatamente tutelati dalle istituzioni?

Sofferto moltissimo direi. Secondo me non siamo stati tutelati in nessun modo dalle istituzioni, anzi siamo stati proprio dimenticati. Io mi gestisco essendo iscritto ad una associazione e vengo trattato in un determinato modo, mentre chi, ad esempio, ha la partita IVA, durante il primo lockdown del 2020 è stato tutelato se alla data dell’8 marzo aveva effettuato almeno mi pare 30 prestazioni, ovvero 30 serate, cosa impossibile durante la stagione invernale. Difatti non vi è rientrato quasi nessuno, per lo meno nella nostra zona, poi per le grandi orchestre del nord, ad esempio, il discorso cambia.

Aggiungerei poi che comunque tu hai un tuo lavoro come dipendente di FF.SS., mentre vi sono alcuni tuoi colleghi che vivono di musica…

La cosa peggiore è stata questa. Io, come nessuno di noi, non avrei mai pensato che sarebbe successa una cosa del genere. Personalmente ho risentito di questa cosa perché è una passione che coltivo da quando ho sei anni e suono nelle piazze dal 1995. Emotivamente ne ho risentito e posso dire che la mia vita da quel punto di vista è cambiata dal giorno alla notte. Però, a differenza mia, ci sono delle persone che vivevano con quell’attività e questo rappresenta un problema ben più grande. Siamo stati proprio dimenticati da questo punto di vista. Il nostro non è considerato un lavoro.

Personalmente, come ha influito la mancanza di serate sulla tua vita?

Devo dire la verità: pensavo che l’avrei sentita di meno. Invece la mia vita è totalmente cambiata: il telefono non squillava più e mi sono sentito solo. Io ero abituato con gli impegni sempre a mille, impegni di tutte le razze. Essendo un solista, infatti, non ho impresari che pensano ai manifesti, a prendere gli appuntamenti o a mettersi d’accordo col comitato della festa: io faccio tutto da solo. Era un continuo, in estate e in inverno, fra la programmazione delle serate e tutti gli altri impegni da assolvere. Mi facevo proprio da P.R., diciamo. Ho alcuni amici comunque che mi aiutano, altrimenti non ce la farei proprio. Di botto tutto questo era finito e, senza nessun tipo di impegno, mi sono sentito quasi inutile. Io il lavoro ce l’ho, quindi dovrei essere contento e non lamentarmi, però la passione della mia vita è quella. Il mio lavoro rappresenta una garanzia, però la mia vita sta nella musica e nelle serate. Mi è stato tolto tutto quello che mi piaceva. Continuo a ripetermi che sono un fortunato perché ho una famiglia, dei figli ed economicamente non ho avuto problemi, a livello emotivo però ho sofferto. Però poi mi sono abituato, proprio grazie alla mia famiglia. Ho potuto finalmente godermi i miei due figli, che sono ancora piccoli, facendo con loro cose che prima non avevamo fatto mai. La sera, infatti, non ero mai presente: tornavo dal lavoro e ripartivo per andare a suonare. L’estate non esistevo praticamente. Mi sono goduto delle cose che forse non avrei mai provato, dato che è stata principalmente mia moglie a crescere i nostri figli. Quindi questo lato è stato molto positivo: magari i figli sarebbero cresciuti e non avrei mai fatto quello che abbiamo passato insieme negli ultimi due anni. Questo mi ha fatto capire molte cose e dico, pubblicamente, che forse non tornerò a fare il numero di serate che facevo prima della pandemia. Dovrei trovare un giusto compromesso fra serate e vita privata, anche se non è mai facile dire no alle serate. La mia idea è sempre stata: o suono o smetto. Ora vedremo come proseguirà, considerando anche che a livello lavorativo mi sono cambiate alcune cose.  

Cosa ne pensi del fatto che ufficialmente si possa suonare, ma non ancora ballare?

Penso che sia una cavolata immensa, di quelle grandi. Ora dicono che forse si ripartirà dal 10 luglio, che casualmente coincide con la mia prima serata della stagione estiva, che sarà al Dancing Due Mari di Todi. Mi erano uscite fuori delle serate anche prima, ma ho voluto attendere in quanto, per il mio stile, non amo fare delle serate da ascolto: voglio vedere le persone ballare e coinvolgerle. Le serate di musica da ascolto le faccio controvoglia. Ho iniziato proprio più tardi con la speranza che a luglio cambiasse qualcosa e su questo punto penso che quindi sarò fortunato. Avrei bypassato il problema del green pass facendo indossare la mascherina a coloro che ballano, anche se su determinati tipi di ballo capisco che possa risultare fastidiosa.

Recentemente è emersa una nuova forte polemica fra FIPE-Confcommercio e UNPLI: quale importanza riveste per voi l’organizzazione delle Sagre? Come sarebbe l’estate di un gruppo di ballo liscio senza sagre e feste popolari?

Per le orchestre l’estate rappresenta di certo e da sempre il periodo di maggior lavoro. Senza sagre noi del settore ci ritroveremmo come nel periodo invernale, ovvero suoneremmo in dei locali che hanno una pista esterna in vista della stagione estiva, che magari organizzano delle cene-ballo o il solo ballo a pagamento, ma suoneremmo comunque poco, ovvero nel fine settimana e in qualche serata infrasettimanale. La Sagra poi, l’estate, anima tutti i paesi. Oggi posso pure capire il discorso fatto dai ristoratori, un settore che ha sofferto come il nostro, dato che vedono le Sagre come una “concorrenza sleale”, ma in passato non ha avuto senso fare questa guerra. Anche per gli amanti del liscio le Sagre hanno una loro importanza, in quanto si può decidere di cenare oppure recarsi solo a ballare. Se ti rechi in un locale devi indipendentemente pagare l’ingresso e puoi recartici nella maggior parte dei casi solo nel fine settimana.

Vedi nuovamente delle balere piene per la stagione invernale 2021-2022?

No, ma è un discorso complesso. Molto dipende innanzitutto dall’andamento della campagna vaccinale. Molti sono titubanti, anche io, però lo faccio per dovere civico. Se tutto andrà bene, inizialmente magari funzionerà come ora, ovvero attraverso un green pass e con una capienza ridotta dei locali. Magari invece sarà tutto risolto e si tornerà a ballare come prima. C’è poi, purtroppo, anche un altro problema che riguarda direttamente le sale da ballo, ovvero quelle che non riapriranno. Molti gestori erano infatti in affitto e, non potendo pagarlo, i proprietari li hanno sfrattati, anche se successivamente non ha ri-affittato la struttura. In altri casi, però, questi ultimi sono stati comprensivi e non hanno preteso il canone durante il periodo di chiusura. Dopo l’estate, comunque, avremo la prova del nove per la prosecuzione della nostra stagione.

Bene, allora Samuele un grosso in bocca al lupo per la ripresa… e salutami Nando!

Presenterò! Grazie, vi aspetto il 10 luglio al Dancing Due Mari di Todi!

Samuele Biribicchi con Nicolò Sperandei nelle vesti de “ErSagra” a Sant’Egidio di Montecastrilli il 28 agosto 2019