Restiamo in arancione?

Restiamo in arancione?

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Nei giorni scorsi la Presidente Donatella Tesei era così intervenuta chiedendo una immediata valutazione insieme ai sindaci dei territori in cui c’è una elevata incidenza di casi settimanali di Covid: “ Individuare una serie di iniziative territoriali temporanee, in aggiunta alle limitazioni regionali e nell’ottica del perseguimento del principio di massima precauzione, allo scopo di ridurre le occasioni di contagio”.

Nel weekend passato in una tre giorni con Anci e i sindaci interessati, dei comuni con più di 200 positivi ogni 100 mila abitanti, si è deciso di imporre ulteriori restrizioni, oltre la zona arancione, per limitare i contagi. Nell’ultimo summit tra sindaci di 31 comuni, il Direttore Generale Direzione Regionale Sanità e Welfare, Claudio Dario, e il Commissario all’Emergenza Massimo D’Angelo, si è optato per una inibizione per scuole primarie e secondarie per due settimane tramite singole ordinanze comunali. La decisione è in vigore già da qualche giorno.

Variante Umbra L’Università di Perugia e lo Spallanzani di Roma, nel tentativo di cercare tra i positivi una variante umbra del virus, hanno trovato casi che sarebbero riconducibili a variante inglese e variante brasiliana del Sars-Cov-2. L’indice Rt è stimato ad 1,18.  

E mo lo faccio… Come la Tesei ha gestito la cosa non è piaciuto all’opposizione. La Presidente ha ieri annunciato che i 31 comuni entreranno probabilmente in zona rossa con una ordinanza regionale attesa per lunedì.

L’unica cosa che non possiamo permetterci in questo momento è una Presidente che decide di non decidere e scarica su sindaci e amministratori locali la responsabilità di azioni impopolari e dure.

Governare una pandemia non è semplice. Può succedere che una piccola regione come la nostra con una densità di abitanti tra le più basse in Italia si ritrovi ad essere tra le peggiori a livello di gestione della pandemia, l’unica con un rischio alto e una prospettiva di peggioramento.

Contagi in continua crescita, aumento di ricoveri e gli ospedali che tornano sotto pressione. Guardando i grafici sembra di essere tornati alla metà di ottobre, un attimo prima dell’esplosione della crisi.

Colpa del caso o di chi governa?  La Regione Umbria ha i dati dei contagi suddivisi capillarmente, ha una visione complessiva della propagazione del virus come non ce l’ha nessun altro, ha un comitato tecnico scientifico con le competenze per fare analisi e dare indicazioni chiare e ineludibili, ha ogni potere per effettuare qualsiasi azione o restrizione qualora ce ne fosse bisogno.” Così commentava Thomas De Luca, Consigliere Regionale umbro.

E allora De Luca tutti i torti non ce li ha. Impossibile per un sindaco di un piccolo comune fare la scelta giusta in una situazione inedita in cui ci sono tante, troppe variabili aleatorie da considerare. Si rischia di esser troppo leggeri per non essere impopolari o per semplice sottovalutazione. Numerosi i comportamenti inaccettabili di alcune regioni, dei loro commissari come potrebbe mostrarsi efficace calciare la palla addosso ai comuni? L’Umbria è chiamata a cambiare marcia, non per gara con le altre regioni, ma per riportare a regimi più accettabili i numeri delle terapie intensive, dei ricoveri dirette conseguenze dei contagi. Nonostante sia la zona di Perugia molto più colpita, anche l’Ospedale di Terni è in difficoltà. Più il sistema sanitario è sotto la pressione dal virus più si rimanderanno tutti gli altri “interventi”. Bene che la Regione accompagnerà con propria ordinanza le restrizioni dei comuni, male che si sia presa un week-end di riflessione. Ora la speranza è che il piano B regionale non sia la riproposizione di un Bertolaso-bis, la settimana del Bertolaso uno c’è ampiamente bastata, ipotesi il super-commissario è impegnato nel piano vaccinale lombardo.

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