“Le solite cose”

“Le solite cose”

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Interpretata da Pino Donaggio in coppia con Timi Yuro a Sanremo 1968

CARTA D’IDENTITÀ

XVIII #Festivàl della #Canzone Italiana di #Sanremo (1-2-3 febbraio 1968)
Presentatori: Pippo Baudo e Luisa Rivelli
LE SOLITE COSE (Parole: Vito Pallavicini – Musica: Pino Donaggio)
NON FINALISTA
Interpretazione di PINO DONAGGIO
Arrangiamento e direzione orchestrale:
– Al Festival: GianPiero Reverberi;
– Su Disco (EMI/Columbia): GianPiero Reverberi;
 
MILANO – 31/01/2022 – Il vertice massimo di popolarità raggiunto da Pino Donaggio al #FestivaldiSanremo, è di certo ascrivibile all’annata 1965, quando vi andò in gara con “Io che non vivo senza te” in coppia con Jody Miller. Il vertice artistico massimo però, secondo il sottoscritto, verrà raggiunto dall’artista Buranese nell’edizione 1968, alla sua settima partecipazione. Questa volta vi si reca in coppia con Timi Yuro, cantante statunitense celebre per il suo brano “Hurt”, che in Italia verrà reso noto da Fausto Leali come “A chi”. Per la 18° edizione di #Sanremo Vito Pallavicini e Pino Donaggio confezionano uno stupendo brano d’amore che avrà una fine immeritata, venendo subito eliminato durante la prima serata di giovedì 1° febbraio 1968. Uno dei motivi per cui “Le solite cose” non è di certo annoverato fra i brani più conosciuti di Donaggio.
 
La bellezza del brano è sostenuta, nella versione di Donaggio, da un altrettanto magnifico arrangiamento di Gian Piero Reverberi con all’inizio le note basse del pianoforte in evidenza contrapposte ad un tappeto di archi, un inizio quasi in sordina, come la richiesta dell’uomo che sta implorando la propria donna di non andarsene. Ottoni, batteria, basso e cori esplodono poi nel ritornello, come il dolore dell’uomo oggetto della storia.
 
Come si è potuto facilmente intuire, il brano parla di un amore che sta finendo, con l’uomo che sta chiedendo alla propria donna di non lasciarlo, di non andarsene, di non abbandonarlo. D’altronde, quelle parole di addio “[…] son le solite cose / che si dicono sempre […]”, promettendole che tanto, prima o poi, un giorno qualcosa cambierà. Lui però, per convincerla, non sa dire invece altro oltre alle “solite cose” perché rimane convinto di saperne una fondamentale: lei per lui rappresenta tutto e senza di lei non c’è futuro. Perla finita nel dimenticatoio e ingiustamente esclusa dalla finale. Andava necessariamente ripescata.
 
Nicolò Sperandei
(Foto di Copertina, da sinistra a destra: Timi Yuro, Pino Donaggio e Giusi Romeo (Giuni Russo) a Sanremo 1968)

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