“E allora balliamo”

“E allora balliamo”

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È finita anche questa annata 2020 di Ballando con le stelle. A me, di certo, non mancherà

Nelle mie consuete mattine post-invio rassegna, lunedì scorso 23 novembre, dalle ore 10 alle 11:30 circa, ho avuto l’immenso piacere di assistere ad un’ora e mezza di nulla assoluto, ovvero ad un’ora e mezza di Storie Italiane dedicata alla finalissima di Ballando con le stelle, della quale non rimembro neanche per il sogno i nomi della coppia vincitrice. Fra gli altri, era ovviamente immancabile quella figura istrionica e quasi fiabesca facente capo al nome di Guillermo Mariotto, il quale aveva già dato ottima presenza di sé sabato 21 novembre presentandosi completamente vestito da Babbo Natale a Unomattina In Famiglia. Un regalo ce l’ha portato, e va detto: la fine di questo obbrobrio televisivo.

L’obiettivo principale di questo genere di programmi (Ballando, The Voice, X-Factor…) non è mostrarci l’abilità ed il talento delle persone che si stanno esibendo (e che alcune persone dimostrano di possederli davvero), ma le relazioni e le interazioni che si stabiliscono fra i concorrenti ed io giurati e fra i giurati stessi. Ecco perché non vediamo l’ora che Guillermo Mariotto dica la sua sul possibile flirt fra Elisa Isoardi e Raimondo Todaro oppure che la “grandissima” Selvaggia Lucarelli attacchi il prima possibile Alessandra Mussolini perché di opposto credo politico rispetto al suo (si sa benissimo che la Mussolini, per transitività, sia fascista).

Proprio lei, la mitica Selvaggia Lucarelli, la tuttologia del nostro tempo: esperta di politica, di ballo, di calcio, di musica e ospite dovunque, sempre e comunque, per poter dire la sua, anche se su quell’argomento non ha il minimo fondamento scientifico oppure un pezzo di carta che possa dimostrare la sua preparazione in merito. Quello che non si comprende, al giorno d’oggi, è che lo scrivere articoli per una testata nazionale non ci rende in automatico esperti del tutto. Il sottoscritto sta scrivendo questo pezzo reputandosi forte dei suoi studi su comunicazione e televisione, con professori come Giorgio Simonelli e Rocco Moccagatta che qualcosa in merito la sanno.

Da buon amante della “Televisione che fu” il sottoscritto continua imperterrito a sperare che la TV sia come la moda, ovvero ciclica, e che quindi torneranno, prima o poi, i grandi spettacoli e varietà del sabato sera che tanto lustro hanno dato alla nostra “mamma RAI”. Programmi in cui veniva davvero messo in risalto anche la bravura degli autori, i quali scrivevano copioni capaci di esaltare le vere capacità dei conduttori del programma e non ciò che non sapessero fare.

Siamo certi che anche su questo versante andrà tutto bene e che, sempre prima o poi, la televisione italiana tornerà, come scriveva il Sommo Poeta in Inferno XXXIV, a riveder le stelle. L’importante è che non siano più quelle di Ballando.

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