Concordato ok, Sangemini riparte dalla bottiglia verde

Concordato ok, Sangemini riparte dalla bottiglia verde

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Previsti 76 esuberi nei diversi siti aziendali. Contrario al piano il sindaco di Sangemini Luciano Clementella

SANGEMINI – 29 dicembre 2021 – Un anno passato ad aspettare. Che si chiude, però, con il via libera del tribunale di Milano al concordato di Acque Minerali d’Italia. Anche se il piano individua 76 esuberi per i siti Gaudianello, Sangemini e Amerino, si guarda al 2022 con ottimismo. Un paio di settimane fa i vertici aziendali avevano incontrato le organizzazioni sindacali e le istituzioni. «Un evento solo interlocutorio dicono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – che ha fatto emergere le strategie che la proprietà intende mettere in atto: efficientamento energetico, risparmio grammatura plastica, riorganizzazione del lavoro, nuovo piano commerciale». Di fatto non si è arrivati alla stesura del documento in maniera condivisa: gli attori principali della vicenda, le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti di Sangemini e Amerino, non ne conoscevano i passaggi. Hanno attraversato momenti duri. Hanno protestato davanti alla fabbrica. Si sono fatti ricevere dal Prefetto di Terni. Si sono sacrificati (sono in cassa integrazione dal 2018). Il 2021 è praticamente concluso ma verrà ricordato come l’anno dell’omologa del concordato. Della svolta. Già il fatto che la bottiglia verde, per il marchio Sangemini, tornerà in commercio, li fa sperare. Quel simbolo che ha contribuito a fare la storia dell’acqua che fa un gran bene ai bambini, non sarà la sola novità: è allo studio anche la nuova forma della bottiglia dell’acqua Fabia. Si augurano che il nuovo piano contenga realmente una strategia di vendita innovativa, capace di dare continuità occupazionale al territorio. Anche perché l’età media dei lavoratori è di 55-60 anni: non vogliono lontanamente immaginare la loro vita lontana dagli stabilimenti di San Gemini e Acquasparta. Ci lavorano da quasi trent’anni e intendono farlo finché ne avranno la forza. «Nessuno ci assumerebbe a sessant’anni – gridano le lavoratrici e i lavoratori – e poi siamo legati a questa realtà produttiva. La sentiamo nostra».

Il no del sindaco Il piano di rientro del debito è stato bocciato soltanto dal sindaco di San Gemini, Luciano Clementella. «Perché a mio avviso – segnala Clementella – riguarda solo il soddisfacimento della situazione debitoria della società e non guarda a tutto il resto. In quel documento non si tocca affatto né l’aspetto degli investimenti, né dell’ammodernamento degli impianti, né l’efficientamento delle infrastrutture, né tantomeno le leve da muovere per il potenziamento della struttura commerciale che serve a riconquistare le quote di mercato perse negli ultimi anni». Il timore del sindaco di San Gemini è quello di ritrovarsi spettatore di un film già visto: «Che ha per titolo l’accordo tra Ami e Regione Umbria». Si riferisce al piano industriale sottoscritto nel 2018 e mai attuato. Non invoca certo il maltempo, Clementella, ma non nasconde le sue preoccupazioni. A gennaio, comunque, le organizzazioni sindacali annunciano la ripresa del tavolo di confronto con la direzione aziendale e le istituzioni. Perché il 2022 possa essere davvero l’anno della ripartenza

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