Bis di Mattarella, ma non è una cosa bella

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Il presidente della Repubblica è stato confermato nonostante avesse dichiarato ormai da mesi di avere altri piani

MILANO – 31 gennaio 2021 – Come è ormai a tutti ben noto, lo scorso sabato 29 gennaio il Presidente uscente della Repubblica Sergio Mattarella è stato riconfermato alla presidenza allo scrutinio numero 8 con 759 voti, secondo solo all’elezione di Sandro Pertini nel 1978. È anche ben noto come lo stesso Presidente abbia più volte ribadita la sua volontà a non voler effettuare un secondo mandato in quanto tale scelta sarebbe stata in contrasto con la sua concezione di Repubblica Parlamentare, rivendicando più volte la possibilità di poter abolire il semestre bianco se vi fosse stata una modifica costituzionale alla norma che non proibisce la rielezione del Presidente della Repubblica in carica. A conferma delle sue parole, Mattarella aveva citato anche il Messaggio alle Camere inviato dal suo predecessore Giovanni Leone nel 1975 e rimasto all’epoca inascoltato. Anche questa volta, l’esito è stato più o meno lo stesso. Già lo scorso 19 maggio, il Presidente Mattarella rispondeva alle domande di alcuni bambini affermando di essere ormai quasi giunto al termine del suo impegno presidenziale e che, al termine di esso, si sarebbe quindi potuto riposare. Una richiesta, quindi, partita da lontano.

Il focus di questo pezzo, però, non vuole essere tanto scrivere come Mattarella non sia stato capito come privato cittadino che ha deciso di volersi dedicare ad altro nella vita durante la sua meritata pensione. È stato comunque ri-nominato Presidente della Repubblica e non mandato al patibolo. Si tratta della Prima Carica dello Stato Italiano, non una cosa da poco. Questo pezzo vuole riflettere sul come, anche questa volta, la politica italiana non si sia minimamente “sforzata di sforzarsi” nonostante già sapesse da tempo le intenzioni del Presidente uscente. Si è iniziato a lavorare ad un accordo vero e proprio solo al 5° scrutinio e fatti fuori tutti i possibili nomi “bruciati” (Draghi, Casini, Casellati, Belloni…) non rimaneva che appellarsi alla clemenza del Presidente.

Il popolo italiano non era infastidito dalla durata dell’elezione in sé e per sé, in quanto all’operaio che deve comunque alzarsi alle 5 del mattino se il Presidente venga eletto al 7° oppure al 19° scrutinio poco cambia. Rimane, nel popolo, lo stupore di come nemmeno in questa occasione la politica italiana abbia saputo dare la dimostrazione di essere quell’arte nobile che i politici italiani cercano di vendere come tale. Invece di riunirsi subito dentro una stanza “chiusi a chiave” come prospettato da Letta, si è arrivati a questa soluzione solo nella serata di venerdì. Per poi, come già detto, dover convergere sull’unica soluzione possibile.

Il risultato di tutto ciò? Eccolo qua: un Letta di certo rinforzato, un Matteo Renzi grande vincitore, l’emergere del litigio fra Conte e Di Maio e (soprattutto) la fine di un centrodestra che non esisteva più da qualche tempo, con la Meloni che si candida ufficialmente a divenirne la nuova ri-fondatrice. Senza dimenticare il più sconfitto di tutti: Mario Draghi, il “nonno al servizio delle istituzioni” che non è riuscito a raggiungere lo scranno politico più alto d’Italia. E probabilmente non ci riuscirà mai più.

Cara politica italiana, il popolo della penisola “non è riuscito a cambiarti, non ti ha cambiato lo sai“.

Nicolò Sperandei

Da Collesecco a Roma: Fabio Paparelli fra i grandi elettori

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A Roma, oltre a lui, anche la governatrice Donatella Tesei ed il forzista Marco Squarta. Già a Roma come deputato Raffaele Nevi

ROMA – 21 gennaio 2022 – Dalla frazione di Collesecco, suo luogo di origine, sino alla elezione del futuro presidente della Repubblica per il settenato 2022/2029: questa la grande parabola del consigliere regionale di minoranza Fabio Paparelli, eletto proprio dal gruppo delle minoranze del consiglio regionale Umbro per rappresentare, insieme alla governatrice Tesei e al consigliere di maggioranza Marco Squarta, la regione nell’assemblea elettiva del Capo dello Stato. Paparelli, fra il maggio e l’ottobre 2019, ha svolto anche il ruolo di Presidente facente funzioni della Regione Umbria, ciò in seguito alle dimissioni di Catiuscia Marini. Le votazioni, ricordiamo, inizieranno lunedì 24 gennaio prossimo. Fra i banchi della Camera siede già, invece, uno dei due altri grandi elettori con origini montecastrillesi, ovvero Raffaele Nevi.

Nicolò Sperandei

La giornaltrista

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Il giornalismo italiano continua a non riconoscere i propri limiti, anzi si autoincensa. Chi si vanta, però, spesso finisce con lo sbrodolarsi

Lo scorso giovedì 11 marzo è accaduto questo:

La giornalista pubblicista in questione ha affermato che le è molto dispiaciuto il fatto che i giornalisti non siano stati reputati “utili”, in quanto non inseriti nelle categorie prioritarie a cui il va somministrato il vaccino. A rispondere è arrivata prontamente lei:

Margherita Fronte, giornalista del mensile Focus, ha ribattuto in maniera molto oggettiva e concreta che, per come viene svolto il lavoro dalla maggior parte dei suoi colleghi, essi non hanno la necessità di dover rientrare nelle categorie prioritarie, a meno che non si tratti di un inviato nei reparti di terapia intensiva, aggiungendo poi in un tweet successivo quanto sia “stucchevole l’abitudine dei giornalisti stessi a sopravvalutare il proprio lavoro”. “Bam, giù nel canestro!” direbbe Peter Griffin.

Il punto di questo pezzo non è tanto il voler puntualizzare su quel tweet, ma fare una doverosa considerazione sul problema della tuttologia, della quale la “giornaltrista” in questione è la massima rappresentante femminile (a pari merito con diversi rappresentanti maschili come Mario Giordano e Vittorio Feltri, per citare due esempi).

Il sottoscritto, ad oggi, può ancora vantarsi di non aver mai fatto un post scientifico sul Covid-19 e lo ha fatto per un motivo molto semplice: la scienza non è il suo campo. Lo sono la musica, la politica, lo spettacolo e (molto di striscio) lo sport. La scienza no, tantomeno l’economia. Questa non è modestia, ha un altro nome: conoscere i propri limiti.

Sebbene le capacità intellettive del genere umano siano in continua espansione, nessuno di noi può sapere tutto su tutto. La settorializzazione del sapere procede sempre di più in maniera imperante e ogni persona si specializza su un qualcosa di capillarmente specifico. Non c’è il tempo materiale per poter sapere tutto. Il voler farlo significa reperire delle informazioni raffazzonate, sbagliate e prive di alcun senso critico e di approfondimento. Quello che fa la “giornaltrista” in questione.

Esperta di ballo, di sport, di scienza, di politica, di cronaca nera, di cronaca rosa, di economia, di politica interna, di politica estera, di relazioni umane… Basterà questo definitivo “blastaggio” a farla calmare?

“Bugiardi noi”

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“Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?”

Agostino De Pretis, Stradella, 8 ottobre 1882 (G, Sabbatucci, Trasformismo, in Enciclopedia di Scienze, Lettere e Arti. XXI Secolo – VII Appendice, Vol. III, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2007, pp. 384-386)

Nessuno resta uguale a se stesso. La storia ce lo insegna. Il trasformismo politico in Italia esiste sin dalla sua unità ed ancora prima del politico che ne fece il suo perno governativo, Agostino De Pretis. Quest’ultimo ha ben insegnato ai suoi successori che un partito chiuso in se stesso e non disposto ad effettuare alcun accordo ed alcun compromesso, è destinato nel breve tempo a scomparire oppure a rimanere nell’anonimato per sempre, con un club di nicchia destinato solamente ai propri soci più affezionati.

Anche l’eccessivo trasformismo, però, ha portato alla fine di alcuni movimenti politici del passato visti inizialmente come dirompenti, ma poi diventati concilianti con i propri avversari per poter tentare di sopravvivere. Esempio massimo, durante la Prima Repubblica, ne è stato di certo il Fronte dell’Uomo Qualunque, forza politica nata nel 1946 e scomparsa solo tre anni dopo, nel 1949. Ad “ucciderla” fu proprio il suo aperturismo verso il governo De Gasperi IV con una conseguente prima scissione (il cosiddetto “inizio della fine”).

Ai tempi d’oggi vi è un partito (anche se loro, duri e puri, non si sono mai definiti tali) che può essere preso come simbolo del “trasformismo”, del dire una cosa per poi rimangiarsela qualche tempo dopo per puri motivi utilitaristici. “Mai col PD! Mai col partito di Bibbiano” dicevano. E poi nel Settembre del 2019 è stato fatto un governo con il Partito Democratico. “Non voteremo mai la fiducia ad un eurocrate come Mario Draghi”, mentre oggi figurano presenti nel primo governo Draghi, e con diversi esponenti presenti all’interno. Agli albori, addirittura, di questo “Movimento”, era fatto divieto ai suoi esponenti di apparire in televisione, in quanto i giornalisti erano visti come “facenti parte della casta”.

Non c’era bisogno di specificarlo che si stesse parlando del Movimento 5 Stelle. Orbene, sono passati quasi 12 anni da quel 4 ottobre 2009, quando a Milano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio fondarono il Movimento pentastellato e sembra veramente cambiato tutto e che non sia rimasto nulla (o quasi) dei “grillini” della prima ora. Evoluzione o trasformazione? Prima si urlava, ora si fa politica.

E la politica non è fatta da un solo gruppo politico, ma da una miriade di essi, con i quali bisogna parlare ed interfacciarsi, a meno che non si riesca a vincere le elezioni con il 40% netto dei voti ed avere quindi un potere assoluto in entrambe le Camere delle Repubblica. Così non è stato per il Movimento, né nel 2013 né nel 2018. E nel 2023 forse non andrà molto meglio

È proprio vero: nessuno si salva da solo. E allora cosa farà ora Dibba?

“Le elezioni” (americane)

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Da sempre si dice che il sistema democratico non sia perfetto, ma perfettibile. I fatti americani ne hanno dato un nuovo esempio

Le forme di governo che l’uomo si è imposto sin dall’età della “sapienza” non sono mai state perfette. No, nemmeno la democrazia. Perché, come ben si sa, in democrazia è consentito poter dire ciò che si pare, come si pare e quando si pare. Certo, quando uno la dice veramente tanto, troppo grossa ne paga le conseguenze (come è giusto che sia). Però, se quel qualcuno è un personaggio potente e/o in vista possono esserci anche delle altre conseguenze. In sintesi: quello che è successo negli USA nella giornata dell’ultima Epifania.

Parafrasando o quasi nel titolo l’ultima opera (postuma) di Italo Calvino, le ultime elezioni americane hanno avuto delle conseguenze che sono andate ben oltre quello che ci si sarebbe potuto immaginare. Trump aveva preavvisato che non avrebbe mai riconosciuto la vittoria a Joe Biden e che una sua eventuale sconfitta sarebbe stata opera di brogli orchestrati dai democratici. Nessuno gli dava corda. E invece “The Donald” non scherzava, ma fomentava.

E si è arrivati alla fine alla data di certificazione della vittoria del democratico Biden. E a Capitol Hill il 6 gennaio 2021 arrivò anche la Befana. Non era però vestita come la vecchietta che tutti noi conosciamo, ma come un’orda di fan di Donald Trump inferociti che volevano impedire il regolare corso delle democrazia. Il tempo e la giustizia degli USA appureranno le mancanze di gestione in termini di sicurezza e puniranno i colpevoli di quei gesti. Le questioni da esaminare sono anche altre.

Un capo di uno Stato democratico che osi definirsi tale, dovrebbe accettare con coscienza la fine del proprio mandato e non comportarsi da dittatorino di regime a cui hanno tolto il proprio giocattolo preferito. La prima cosa fondamentale da fare quando si vuole entrare da attore protagonista in un sistema democratico è quello di doverne obbligatoriamente accettare le regole. È un classico esempio del calciatore che non vuole accettare le regole del giuoco del calcio, contestando in continuazione l’arbitro e le regole stesse.

Ogni regolamento è perfettibile, così come lo è ogni sistema democratico. Se i primi ad accettarne le regole non sono però i governanti stessi, in questo caso Trump, come potranno questi sistemi essere perfezionati?

“E per colpa tua…”

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Lo stato decide che i cittadini possono uscire liberamente. Cosa fanno i cittadini? Escono e si assembrano. Lo stato: “MANIGOLDI!!”

Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha scritto il 14 dicembre:

E lo stesso giorno anche Enrico Mentana ha commentato più o meno allo stesso modo:

Il sottoscritto condivide al 100% le parole di Giorgio Gori. Un qualche punto in meno quelle di Mentana, ma ciò è dovuto alla poca simpatia che nutro nei confronti del giornalista.

Lunedì mattina ho potuto ascoltare numerose notizie di telegiornali e leggerne altrettante sulla carta stampata, basate praticamente sul nulla, ovvero che nelle regioni diventate Zona Gialla, i cittadini si fossero letteralmente precipitati all’esterno per poter effettuare delle compere natalizie creando quindi degli assembramenti. Quanto fa 2+2?

Da febbraio in poi gli italiani si sono sempre attenuti alle rigide disposizioni governative: a casa quando bisognava starci, niente sport all’aperto, file rigorose e distanziate fuori dai supermercati. Ora però basta, ognuno si prenda le proprie responsabilità.

A novembre scorso, il governo ha optato per una divisione in zone. Da alcuni giorni, la quasi totalità delle regioni è in zona gialla e gli italiani, quindi, sono potuti tornare ad uscire e viaggiare anche al di fuori del proprio comune di residenza e/o domicilio.

Quelle che ho scritto sino ad ora sono delle ovvietà. L’unico attore che non comprende queste ovvietà è il nostro governo. I cittadini possono uscire di casa perché è consentito? È colpa dei cittadini.

Non sono i cittadini a doversi responsabilizzare. È il governo a doverlo fare. I nostri governanti non hanno ancora capito che il popolo italiano (incluso il sottoscritto) è il massimo epigono del “predicare bene e razzolare male”. Siamo dei veri artisti in questo. Il tempo dell’amore universale dimostrato a marzo è finito. La solitudine e la mancanza di socialità cominciano a sentirsi in tutti. E non è solo “voglia di shopping”. È ben altro.

Il popolo italiano ha ormai da tempo smesso di praticare il cosiddetto “buonsenso”: o fai delle regole stringenti oppure devi aspettarti che accadrà anche quello di cui non vuoi tenere conto. Questo è il ritratto specchiato dei nostri governanti.

La mancanza di assunzione di responsabilità da parte dei nostri ministri e dei politici in generale è il dipinto fedele di una classe politica che ci porta a rimpiangere persino Giulio Andreotti e Bettino Craxi (entrambi condannati dalla giustizia, anche se per motivazioni diverse) e farceli considerare dei grandi statisti.

Le persone non hanno colpa. Fanno quello che gli viene concesso dal “DPCM di turno” in vigore. La colpa è di chi non lo impedisce. Governanti, siete italiani anche voi. Quindi dovreste conoscervi nell’animo.

Nel 2023 (o forse prima) cascherà l’asino. Questa volta, per lo meno io, non sarò lì a tenerlo in piedi.

Prendete e mangiatene tutti, questi sono i nostri avanzi

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Il virus comunemente chiamato Covid-19 e le misure, più o meno efficaci, per contrastarne la diffusione hanno messo in difficoltà chi stava già pagando le conseguenze della crisi precedente: tra cui precari, lavoratori a nero o con contratti a tempo determinato, chi un lavoro non ce l’aveva.

Mentre il Governo discute su come usare le risorse europee o da dove reperire i soldi per la spesa pubblica, veri eroi italiani prendono in mano la situazione.

Un esempio, e che esempio, il rapper Fedez, che recentemente con la moglie Ferragni ha ricevuto tale “Ambrogino d’oro”. Fedez ha ricevuto pagamenti da spettatori che lo seguivano in diretta su una famosa piattaforma, il cantante ha deciso, generosamente, di donare questi soldi e di far scegliere al suo pubblico 5 riceventi. 5 persone in difficolta hanno ricevuto 1000 euro a testa: un rider, un artista di strada, un senza tetto, un volontario della Croce Rossa ed un cameriere. Un nobile gesto di una persona che ha organizzato molte iniziative negli ultimi 10 mesi.

Il collettivo Deliverance Milano, l’organizzazione dei rider milanesi ha così commentato: “A questo punto però una domanda sorge spontanea, perché nessuna celebrity non si espone mai su topic di natura economica come lotta all’evasione fiscale, trasparenza bancaria, tassazione dei capitali immobili? In effetti ci assale il dubbio, che tra una campagna social e l’altra, nessuno intenda veramente aiutare i rider e nemmeno sensibilizzare su altre categorie ma fare washing su tematiche sociali che non possono essere affrontate in maniera superficiale con “iniziative estemporanee” mentre vengono spettacolarizzate da chi poi si ripulisce l’immagine e costruisce la propria reputazione da privilegiato “sinceramente democratico” guadagnando intanto sempre di più rispetto a quanto “dona” o fa donare. Noi rifiutiamo questi meccanismi di gamification, la beneficenza in Lamborghini. Crediamo che la risposta a questa recessione non possa arrivare dagli stessi attori che si ergono a promotori di iniziative avvilenti che esprimono concetti effimeri di redistribuzione. Il Welfare State non è la lotteria di Capodanno, la bustarella regalata a Natale o la previdenza privata. Questi accomodamenti rappresentano mere soluzioni di facciata o peggio l’ennesima occasione di guadagno per pochi a scapito di molti. Ridistribuiamo la ricchezza, si tassino i redditi con un’aliquota proporzionale che vada dal 23% al 70% per gli ultraricchi, come hanno proposto Bernie Sanders e Alexandria Ocatio-Cortez negli Stati Uniti, tassiamo i capitali improduttivi per la collettività con una patrimoniale, rendite immobiliari e finanziarie, come diceva Luigi Einaudi. LA CRISI LA PAGHINO I RICCHI: STOP SOCIAL WASHING! Volete aiutare i rider? Quando scioperiamo, boicottate il servizio. Volete aiutare i poveri di questo Paese? Tassiamo i ricchi e patrimoniale subito!

E c’abbiamo pure provato a parlare di patrimoniale e di riforma dell’IRPEF in questa situazione di emergenza. Immediato il rigurgito del cuore caldo del Paese.

Sebbene i dati del Mef recitano “Il 44% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 50% dei contribuenti, che dichiara il 56% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 6% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 40% dell’Irpef totale; oltre 10,2 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero”. Quasi un contribuente su due “versa” poco o nulla, esso dichiara somme che, anche dovessero essere sommate a valori catastali di immobili, difficilmente permetterebbero l’accumulo di un patrimonio sopra il mezzo milione da cui partirebbe la patrimoniale. Eppure l’opinione pubblica ha un particolare fetish per chi promette il taglio delle tasse.

Eh ma con la patrimoniale tassiamo di nuovo ricchezze che sono già state tassate”; può anche essere, se l’economia sommersa italiana (nel 2017) vale circa 195 miliardi di euro, pari al 12,5% del Pil nazionale, è un rischio che si può correre. Per numeri così grandi di sommerso quindi di nero e evasione, la soluzione non è sicuramente il cashback di Natale, che sicuramente non lascerà all’italiano l’abitudine e la semplicità della moneta elettronica. Quante file avremmo evitato al supermercato, tra le altre cose. “Signora che ha 20 centesimi” “Eh, mo ci guardo” e via a biastimare.

Da anni ci si ripete che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, filastrocca che suona bene, che bene esprime l’inefficienza del sistema economico.

La cosa su cui ci dovremmo interrogare, al di là della bontà del gesto di Fedez o dei tanti come lui che noi non mettiamo assolutamente in dubbio, è il bisogno di fare beneficenza, mischiato alla costante critica allo Stato, la facilità con cui partecipiamo alle raccolte di fondazioni tipo Airc e Telethon e ignoriamo che le tasse finanziano la ricerca. Il problema non sono i filantropi che giocano o che sentono il bisogno di restituire alcune delle loro fortune, è lo Stato che dovrebbe impedirne l’accumulo in certe quantità.

“Spendi spandi effendi”

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Arriva il cashback e con esso anche le prime critiche ed i primi problemi. Per una volta apprezziamo quello che fa lo Stato

Da ieri, 8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, lo Stato Italiano ha la lanciato un qualcosa di divertente, il quale andrà poi ad unirsi con un’altra cosa altrettanto divertente (la lotteria degli scontrini). Stiamo parlando dell’operazione cashback, ovvero: per spese effettuate con pagamenti elettronici in negozi fisici e/o presso attività fisiche, lo Stato restituisce a colui che le effettua una percentuale di queste spese.

Non stiamo ovviamente qui a dare tutti i dettagli dell’operazione. Diciamo solo che la prima fase è partita ieri e durerà sino al 31 dicembre con l’extra cashback di Natale: di fronte ad un minimo di 10 acquisti (con importo minimo di 1€ per ognuno), lo Stato restituirà, direttamente sul conto corrente, il 10% dell’importo totale speso, sino ad un massimo di 150€ restituiti.

Sono subito piovute le prime critiche addosso a questo progetto. Si è trattato innanzitutto di motivazioni inerenti la sua funzionalità in quanto, fra il 6 ed il 7 dicembre, l’App IO, attraverso la quale iscriversi al cashback è andata più volte in crash, generando non pochi malumori. È sì vero che per fare certi progetti occorrono determinati server, ma è anche vero che nessuno avrebbe mai previsto circa 6.000.000 milioni di download con 6.000 accessi al secondo. Avessero fatto tutti così con Immuni.

Le critiche successive sono poi, ovviamente, arrivate per motivazioni inerenti la privacy. Questi i commenti “medi”:

Aaaaaaaah, è fatto tutto per tracciarci! Lo Stato non ti dà mai niente per niente! Vogliono sapere quello che compriamo! Vogliono sapere le nostre abitudini!1 AAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

Ora, è inutile farlo, ma va fatto. Ogni secondo, di ogni ora, di ogni giorno… noi condividiamo le nostre informazioni inerenti posizione, consumi, acquisti, preferenze con dei provider privati. Io stesso, attraverso Maps, posso sapere quali siano stati gli spostamenti effettuati da me non uno, ma ben due anni fa (sabato 8 dicembre 2018). E non ho alcun problema nel far sapere a Google che quel giorno andai a vedere una partita di calcio.

Ora (bis), se facciamo sapere a Google, Facebook, Instagram, Twitter, Amazon ecc. ecc., quali sono le nostre preferenze, perché lo Stato Italiano non dovrebbe conoscerle? Trattasi poi di una pura supposizione, in quanto la privacy dei nostri acquisti verrebbe totalmente rispettata. E no, mi dispiace dirvelo, questa volta non ci sono dietro i poterti forti. Sono solo le “capocce” di alcune persone che dentro, e non dietro, non hanno nulla.

Buono Shopping Natalizio!

“Dammi solo un minuto”

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La muscolarità e l’arroganza del presidente Trump non vogliono cedere alla sconfitta. Ora a credere alla “vittoria” c’è veramente solo lui

Tutto il castello crolla. La casa sta lentamente prendendo fuoco. Prima si trattava di una piccola candela che aveva leggermente bruciacchiato una tenda. Ora le fiamme divampano portandosi via tutto. Si potrebbe fare un paragone con la celebre Casetta de’ Trastevere: “E sotto quer piccone traditore, come quer muro me se sfascia er core”.

Non si tratta di certo dello stesso caso, quello fra Bush Jr. e Al Gore, separati veramente da pochissimi voti. Qui il divario si è fatto largo, larghissimo: a separare Trump da Biden ci sono quasi 5 milioni di voti con conseguenti 214 grandi elettori per Trump e 290 per Biden. Certo, gli stati devono ancora ratificare i risultati per poter legalmente procedere all’elezione da parte del congresso, ma queste sono “pure formalità”.

Sarebbero una “pura formalità” e un gesto di cortesia da parte del Tycoon anche ammettere la sconfitta ed avere un incontro con il presidente eletto Biden, ma si tratta di fantascienza. Il programma del Presidente Usa attuale non lo prevede: per ora ci sono solo ricorsi da fare e teste da tagliare (come già fatto per il capo del Pentagono e forse farà per quelli di CIA ed FBI).

“The Donald” però lo aveva detto che non avrebbe mai ammesso una sconfitta non chiara dovuta poi a voti giunti per posta (sebbene il voto postale venga utilizzato negli USA dai tempi di Lincoln). E sembra veramente di essere davanti allo stereotipo del riccone viziato che ha sempre avuto tutto a sua disposizione e che, per la prima volta nella sua vita, a 74 anni, si trova a non essere lui stesso accettato dalla maggioranza dei suoi cittadini. Di certo un duro colpo da accettare.

Mettici poi il fatto che tutti quelli che gli sono intorno lo stanno abbandonando: dalla moglie Melania (con cui è in crisi da tempo) al partito Repubblicano (che si sta dividendo su come affrontare tale scelta) passando per il genero Jared Jushner. Gli unici a rimanergli accanto sono gli avvocati guidati da Rudy Giuliani, ma quelli, come ben si sa, si fanno pagare cospicuamente.

La verità, come ha ben detto anche un certo Silvio Berlusconi, è che Trump ha pagato e sta ancora pagando un atteggiamento eccessivamente arrogante che deve continuare a mantenere di fronte ai propri elettori, i quali, altrimenti, vedrebbero crollare un loro “mito”. Dalle affermazioni contenenti infondate verità scientifiche alle accuse di brogli inesistenti, il Tycoon continua a vivere in un mondo tutto suo dove un sistema “democraticamente illegale” lo ha buttato fuori in maniera inaspettata dalla Casa Bianca, dopo aver, fra l’altro, effettuato una grossa rimonta ai danni di Biden, rimonta che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Concludendo, l’unico con cui Trump deve ancora fare i conti è semplicemente se stesso. Dal 20 gennaio non sarà più il primo inquilino della Casa Bianca e questo, volente o nolente, lo dovrà in qualche modo accettare, prendendosi un “minuto per riflettere”. Una cosa positiva c’è: come ogni presidente USA, di quella Casa Bianca, anche lui, non ha mai pagato l’affitto.

Cogliamo l’occasione per salutare, dovunque sia ora, Stefano D’Orazio, batterista dei Pooh dal 1971 al loro scioglimento, nel 2016.